domenica 19 aprile 2026

In ricordo di Lucio

Ero stato delegato dalla Fondazione Perugia a sostituire il Presidente nella cerimonia di presentazione della mostra pittorica di Lucio Lupini messa in piedi dalla associazione “50 +” con il contributo sostanziale e forse determinante della fondazione stessa.



Ma essendo presente alla cerimonia il Presidente Onorario ho lasciato a lui questo compito sia per autorevolezza che per l’affetto che provava verso il compianto Lucio.

Ma voglio comunque affidare a questo mio blog le cose che mi sentivo di esprimere in quel momento.

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Buongiorno a tutti,

porto oggi i saluti del Presidente della Fondazione Perugia, Alcide Casini impossibilitato ad intervenire e lo faccio, devo dire, con un po’ di imbarazzo.

Un imbarazzo sincero, perché per me (forse per tutti noi), Lucio non è stato soltanto l’artista che oggi ricordiamo, ma un amico. Un compagno di tante chiacchierate in bicicletta, un collega in Fondazione, nel Comitato di Indirizzo… ma soprattutto una persona che amava profondamente la nostra città e la sua gente.

E questo amore si ritrova chiaramente nelle sue tele. Anche se lui, con la modestia che lo contraddistingueva, parlava della sua pittura come di un semplice hobby.

Ma non era così.

“Imbrattare le tele”, diceva con ironia… gli piaceva molto. E possiamo dirlo tranquillamente: lo faceva anche molto bene.

Mi viene in mente un episodio che forse lo racconta meglio di tante parole. Durante una delle nostre uscite in bicicletta, gli chiesi quanto potesse valere un suo quadro. E lui, sorridendo, mi rispose:

“Non ti preoccupare… ci mettiamo d’accordo.”

Ecco, in quella risposta c’erano tutta la sua leggerezza, la sua ironia… e anche quel modo tutto suo di tenere un po’ nascosto il valore di quello che faceva ed amava.

Proprio per questo, questa mostra ha un significato particolare. Non solo perché rende omaggio all’artista, ma perché porta alla luce un patrimonio che Lucio, con discrezione, non ha mai voluto divulgare. Eppure, chi ha avuto modo di conoscere le sue opere sa quanto esse siano capaci di raccontare, con sincerità e profondità, luoghi, volti, emozioni e colori, ma soprattutto il suo amore per la nostra città.

La Fondazione, quando è stata coinvolta nell’organizzazione di questa iniziativa, ha aderito subito, con convinzione. Ed è stato un gesto naturale, direi, che riflette quanto Lucio fosse stimato da tutti.

Dal 21 al 29 marzo, alle Logge dei Tiratori della Lana di Gubbio, le sue opere tornano a parlare. E lo fanno in un luogo bellissimo, carico di storia, che oggi si riempie anche della sua presenza.

Io credo che questa non sia solo una mostra, ma un modo per ritrovarlo.

Per riconoscerlo nei colori e negli scorci delle sue tele.

E, in fondo, anche per continuare quella conversazione… magari non più in bicicletta, ma davanti a una sua tela.

 

giovedì 26 marzo 2026

L I L L Y

Quasi 18 anni sono passati da quando piccolissima mi sei salita in braccio e non sei voluta più scendere. Poi te ne sei andata un triste sabato mattina: eri anziana mia cara principessa, non ci vedevi più ed eri completamente sorda, ma i membri della tua famiglia riuscivi ancora a riconoscerli: non so come.

Le mie ultime carezze, quella triste mattina, contribuivano a silenziare i tuoi strazianti lamenti; avvertivi la mia presenza, avevi le palpebre chiuse, come quando sognavi.

La corsa dal veterinario non è servita, purtroppo non ce l’hai fatta mia cara Francini’s Pascal Petit. Eri figlia del campione europeo di bellezza. Tale era il tuo vero nome, quello scritto sul  libretto sanitario internazionale.

Noi ti chiamavamo Lilly. C’è ancora scritta la tua data di nascita 26/10/2008; il colore del tuo mantello fulvo; le tue origini Cocker spaniel inglese. Ma a noi poco importava del tuo lignaggio ( del resto anche a te!) tu eri la nostra Lilly: dolce, buona, amorevole, perdutamente innamorata di tutti i membri della famiglia. Non accampavi mai pretese, mai facevi capricci, chiedevi soltanto la nostra vicinanza.

 

Ti abbiamo seppellito con le lacrime agli occhi (ho scoperto che si può piangere anche per la perdita di un cane), sei vicino alla capanna dell’orto, quando passo individuo dove sei, c’è un segno che riconosco (l’ho lasciato apposta), mi viene di chiamarti, faccio fatica a rintuzzare la commozione che ancora mi assale violenta, poi silenziosamente ti accenno un saluto.

Ciao Lilly.
 

venerdì 16 gennaio 2026

ERAVAMO LI'...

 Eravamo lì: seduti su un marciapiede di via della Conciliazione, Don Angelo Fanucci, Gabriele Calzuola con la sua macchina fotografica, ed io. Eravamo lì: 60 anni fa con la mia 500 posteggiata non so più dove. Eravamo lì: in attesa di intervistare qualche vescovo che usciva da San Pietro. L’avremmo pubblicata su IL BEROLDO, il nostro irriverente giornale, il giornale del Movimento Studenti Eugubino. Movimento di ispirazione cattolica, ma dai cattolici non era proprio buon visto; aveva dalla sua pochi preti ed il Vescovo, morto da alcuni mesi, il nostro Beniamino Ubaldi.


Lele da buon “paparazzo” ci distolse dalla nostra rassegnata attesa. Stavano uscendo i padri Conciliari! Stavano uscendo: alcuni alla chetichella, altri in giacca e pantaloni, altri ancora circondati da giornalisti e fotografi. Riuscimmo a raccogliere alcune interviste; chi conserva le vecchie copie del Bertoldo può ancora leggerle ne sono riportate una decina. Era l’8 dicembre del 1965 ed era appena terminata la cerimonia di chiusura del Concilio Vaticano II presieduta da Paolo VI. Il Concilio era iniziato l’11 ottobre 1962 a seguito di indizione da parte di Giovanni XXIII e carico di speranze per quanti come noi vivevano quegli anni così speciali.

Un episodio lo ricordo in modo particolare. Ci incuriosì un vescovo che stava uscendo dirigendosi velocemente presso la propria auto Alfa Romeo rosso fiammante: il sogno dei “play boy” di quegli anni. Non facemmo in tempo a raggiungerlo che già aveva messo in moto in maniera roboante. Incuriositi bussammo al finestrino, in un primo momento ci fece segno che non aveva tempo, ma poi rassegnato, vista la nostra insistenza, abbassò il finestrino, accese un sigaro cubano che ci fece sgranare gli occhi e aspettò le nostre domande. 

Io rimasi così stupefatto che ricordo poco niente; le domande le fece Don Angelo e le foto Lele. Capii solo che veniva dal Brasile (mi pare!) e che si sarebbe fermato in Italia. Afferrai appena il cognome “Parodi” era originario dell’Alta Italia.

Tutto qui, spense il sigaro, chiuse il finestrino, due sgassate e se ne andò.

Il Bertoldo uscì la settimana dopo con intervista e foto di Mons. Diego Parodi affacciato alla sua Alfa Romeo rossa e con in bocca un sigaro cubano.

Dopo qualche tempo venimmo a sapere che il Vescovo Mons. Diego Parodi era stato nominato Amministratore Apostolico della Diocesi Gubbio.

Non potevamo crederci: era lui controllammo sul giornale, la foto corrispondeva.

La sorpresa più grande fu però la sua, quando ci presentammo in Vescovado muniti del nostro giornale e raccontammo dell’incontro di cui lui, per la verità non si ricordava. Finì con quattro risate e con l’illustrazione delle attività del Movimento Studenti. Avemmo ancora a che fare con Mons. Diego Parodi, soprattutto Don Angelo, ma questa è un’altra storia che forse ormai nessuno racconterà.