giovedì 22 settembre 2016

San Pietro

Cancellate le messe domenicali nella chiesa  di San Pietro.

Andiamo verso una sorta di  sconsacrazione della chiesa? Can. 1210 - Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all'esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione,…..



Mi auguro che non avvenga mai e che resti aperta, così che almeno Pasquale possa continuare a ramazzare lì davanti.
Il più delle volte, quasi sempre, quei pochi turisti che si avventurano nel quartiere trovano chiusa la Chiesa, sarebbe meglio chiamarla Abbazia; così lo era tanti anni fa arroccata all'imponente complesso che appartenne ai benedettini cassinesi, poi agli olivetani e infine ai camaldolesi. Ospitava contemporaneamente centinaia di monaci. Nei documenti d’archivio si trovano note più o meno di questo genere che testimoniano i rapporti con la Santa Sede: il vescovo di Gubbio accompagnato dal potente Abate di San Pietro si è recato…..
Capirete la mia tristezza quando, cercando gli orari delle messe festive ho scoperto che  a San Pietro  quelle delle ore 10 e ore 11,30, cioè le uniche due, erano stata cancellate con un tratto di penna.

Mi sono tornate in mente le corse mattutine per arrivare in tempo a svolgere la mia funzione di chierichetto, le lunghe partite a ping-pong nell'annessa sala attigua alla chiesa, la mia prima comunione, le diapositive di Don Bosone (Le squadracce fasciste bruciarono il Circolo Silvio Pellico di Gubbio di cui era animatore), la cresima, il mio matrimonio e quello di mio figlio; insomma una vita legata alla chiesa e all'annesso complesso con i suoi due cortili uno più piccolo e l’altro per anni, campo da tennis e sede di interminabili partite; prima ancora fungeva addirittura da cinema all'aperto, ne ricordo ancora la biglietteria che ha resistito a lungo anche successivamente.

Sì perché il complesso annesso alla chiesa ha ospitato per anni, oltre che le scuole al piano superiore, anche una specie di zona residenziale popolare al piano dei cortili. Insomma le celle che furono dei monaci divennero abitazioni per tante famiglie le cui persone e i cui nomi e soprannomi  non si dimenticano: Barattieri, Peppe de le Machine, la Concetta, la Ginevra, Cappannello, Arteo e la Ida, Rometta, la Zerbina, la Pupa, Francio, Baldino del Mago, Babusse (con il suo famoso motom), Pietro (mio padre) e la sua indimenticabile lambretta, che fu anche incendiata nell'androne del complesso di san Pietro)  e altri ancora di cui purtroppo ho perso memoria.

Il confinante terreno, tra le mura urbiche (oggi non più esistenti perché trasformate in negozi e prima ancora in officina meccanica e in sede dei Vigili del Fuoco) ed il complesso benedettino, ora elegante giardino che noi tutti chiamavamo “orto dei meccanici”,  era meta di scorribande che fanno tornare in mente i ragazzi della via Pal. Ora si chiama Largo degli Alberaioli.

Mons. Carlo Spaziani
Negli anni sessanta era parroco Mons. Carlo Spaziani , lo è stato per diversi decenni, amante della musica oltre che della sua chiesa di San Pietro. Era anche quello che iniziava le prediche il giorno dei risultati elettorali quando vincevano i comunisti (a Gubbio vincevano sempre ) tuonando “hanno rivinto gli Zulù”.

Durante il tempo della contestazione gli scrivemmo contro. L’articolo “Cara devota vecchietta” attirò sul Movimento Studenti le ire di tutti i “benpensanti” di allora. Fu merito di Don Carlo,  prete ormai quasi dimenticato da tutti, la realizzazione del maestoso organo che fa bella mostra di sé sopra l’entrata della Chiesa. Dai tratti aristocratici, era un prete innamorato della propria chiesa; qualche volta l’ho sorpreso quasi ad accarezzarne le pietre. A suo modo e per il suo tempo fece anche diverse opere di bene.

Dovremmo forse abituarci, per la verità già lo siamo e forse anche in maniera convinta, ad un diverso modo di vivere la nostra fede rinunciando alle vecchie abitudini ad essa connesse. Non è che possiamo mantenere il ritmo delle celebrazioni eucaristiche di quarant'anni fa con un centro storico ormai sempre più spopolato. Comprendo ovviamente tutto e condivido anche le necessità dei tempi.

Su San Pietro andrebbe fatto ben altro ragionamento che riguardi i modi per rivitalizzare il quartiere: ottima la funzione della Biblioteca Sperelliana; pessima la colata di cemento di via di fonte Avellana. Il parcheggio, opera necessaria, si poteva realizzare sicuramente con migliori soluzioni architettoniche: così com'è sembra offendere il dirimpettaio complesso monumentale.

Mi fermo qui per dire ai quattro lettori di questo blog che il mio è solo un amarcord, una specie di nostalgia per chi si avvia alla settantina, età dove i ricordi se per un verso si assottigliano, per l’altro diventano piacevolmente prepotenti a causa delle forti emozioni che procurano.



****


Chiesa di S. Pietro

L’edificio fu consacrato verso la metà dell’XI sec. Appartenne ai benedettini cassinesi, poi agli olivetani e ai camaldolesi.


La parte bassa della facciata presenta caratteri stilistici riconducibili al sec. XI. Il portale è affiancato da quattro arcate cieche poggianti su semicolonne coronate da capitelli corinzi. Nel muro sono inserite mensolette con figurazioni bestiali e motivi fitomorfi.

In alto rimangono altre tracce della facciata originaria. 

L’interno, ricostruito a partire dal primo ‘500 è ricco di opere d’arte. Sulla controfacciata si trova l’organo decorato da Antonio e Giovanni B. Maffei (1580-85). Nelle cappelle sono conservati dipinti di Virgilio Nucci (S. Sebastiano, 2° altare sin.), Francesco Allegrini (S. Michele, 3° altare sin.), Raffaellino del Colle (Natività, Storie dei SS. Placido e Mauro, 1540, 5° altare d.), Rutilio Manetti (Martirio di S. Bartolomeo, 1° altare d.).


 Nel transetto, a d. il Transito di S. Romualdo di Agostino Tofanelli, a sin. un Cristo deposto in legno del sec. XIII. L’altar maggiore è opera dell’eugubino Domenico Valli (1710); l’organo corale fu costruito nel 1689.

mercoledì 30 dicembre 2015


E' morto Sandro.

Erano ormai anni che non lo sentivo più. Non ho però mai dimenticato  la sua arguta  intelligenza , la sua profonda umanità, le sue lungimiranti intuizioni che hanno contribuito a cambiare  in un momento difficile, perché nuovo, il volto della sanità in umbria.

lunedì 30 novembre 2015

Mi sono dimesso dalla Presidenza del Comitato di Gestione dei Fondi Speciali del Volontariato della Regione dell'Umbria.

Ho deciso dopo quasi dieci anni di dimettermi da Presidente del Comitato di Gestione dei Fondi Speciali del Volontariato della Regione dell'Umbria.

Per i più curiosi (maliziosi) preciso che il mio, come del resto quello dei membri del Comitato è un incarico del tutto gratuito per disposizione di legge.

Mi sono dimesso perché ritengo che dopo un periodo come questo, è opportuno dimettersi prima che all'entusiasmo iniziale subentri la routine.
Spero di aver fatto bene in questi anni e per il momento mi sento gratificato dalle  dichiarazioni di ringraziamento e di rammarico (per le dimissioni) che mi sono pervenute da varie parti. Conoscendo chi me le ha fatte sono sicuro che sono sincere.


La pagina home del Comitato.

















Di seguito la lettera di dimissioni.

                                   AL COMITATO DI GESTIONE
                                   DEL FONDO SPECIALE PER IL VOLONTARIATO
                                   DELLA REGIONE DELL’UMBRIA
                                                         SEDE



OggettoDimissioni da Presidente del Comitato.


Con la presente comunico le mie dimissioni irrevocabili da Presidente del Comitato.

Ciò deriva esclusivamente da sopraggiunti impegni di natura personale che mi impossibilitano a svolgere con la dovuta continuità e attenzione le funzioni  operative  e di coordinamento proprie del ruolo di Presidente. Funzioni a cui ho cercato sempre di dedicare il massimo impegno nell’intento di favorire nella nostra regione un volontariato più adulto e diffuso e di garantire, d'intesa con i Centri di Servizio, il migliore utilizzo delle risorse assegnate  al FSV dell'Umbria.

Ringrazio coloro, e sono tanti, che condividendo programmi e progetti hanno contribuito ad uscire da un clima di sottesa conflittualità presente nel mondo del volontariato. Si è venuta così a determinare sempre più una proficua collaborazione tra tutti i soggetti interessati, determinante per il raggiungimento di diversi obiettivi. Ciò anche in questi ultimi periodi in cui le risorse disponibili si sono più che dimezzate.

Ringrazio altresì quanti hanno per lungo tempo profuso la loro leale collaborazione professionale anche nel cercare di cambiare il modo di operare del Comitato nei confronti dei Centri di Servizio e delle Associazioni in generale, assicurandoli peraltro che secondo me questa operazione è pienamente riuscita.

Si tratta ora di affrontare nuove difficoltà legate alla scarsità delle risorse ed ad una riforma legislativa che si profila quanto mai incerta e forse più attenta a cambiare la strutturazione del sistema  piuttosto che a dare risposte ai reali bisogni intercettati dalle Associazioni di Volontariato.

A tutti rivolgo infine i migliori auguri per il prosieguo dell’attività e porgo cordiali saluti.

Perugia, 29 ottobre 2015                                                  

mercoledì 12 agosto 2015

E’ morto il mio amico Beniamino

Me l’ha telefonato mio figlio: è morto Beniamino. La brutta notizia non mi ha colto di sorpresa era un po'  di giorni che sapevo della gravità della situazione. É stato tutto velocissimo, conoscendolo forse è stato meglio così; non ho avuto il coraggio di andare a trovarlo in Ospedale, non avrei saputo cosa dirgli né avrei potuto mentire alle sue probabili domande buttate lì con la solita scanzonata noncuranza; non ci sono riuscito in tanti anni di amicizia figuriamoci in tale circostanza.

Prima le lunghe chattate via radio. Il suo nome in codice, oggi lo chiamano nickname, era Zanna Bianca. Poi le prime sciate alla fine degli anni sessanta, ancora insieme con la casa in cooperativa, le avventure in Spagna ed in Grecia con roulotte e camper.

Beniamino non era un amico qualunque, era il collante che teneva insieme persone anche diverse tra loro. Ci si vedeva da Beniamino e lui c'era sempre a qualsiasi ora.

É morto Beniamino, amico mio e di tutti, di quanti frequentavano prima la sua libreria (la sezione Reagan) in Corso Garibaldi e poi il negozio di macchine fotocopiatrici in periferia.
Era e resterà  sempre nel ricordo di quanti lo hanno  conosciuto  una persona eccezionale per la sua bontà innanzitutto, e per la sua generosissima disponibilità.

Noi con arroganza pseudo-intellettuale, a volte, scambiavamo per spirito di contraddizione la sua ingenua e sincera attenzione per tutto ciò che aveva profumo di novità; in realtà lui era così: libero, intelligentemente curioso, mai   soddisfatto della prima “lettura”. Forse anche per questo ci piaceva e gli volevamo bene.

Io, che da ragazzo l'ho conosciuto nella sua prima libreria in Via Saffi rilevata, mi pare, da Agostinucci,  rimanevo affascinato dai suoi racconti della politica degli anni '50 e dei primi anni '60 quando Beniamino  era giovane assessore comunale.  Mi ricordo che noi, poco più che bambini, ci nascondevamo dietro le colonne del chiosco di S. Pietro intimoriti dal passo svelto di questo ragazzo che con giacca ed immancabile fiocchetto al posto della cravatta, si recava a trovare la sua fidanzata: quella che sarebbe poi diventata sua moglie.  Chiedevamo chi fosse ai nostri genitori, e la risposta ci sembrava quasi "un rimprovero": è l'assessore!

La politica è stata una sua grande passione e in un periodo l’ha visto anche come protagonista, alla fine degli anni ’60, con il tentativo di creare il centrosinistra al comune, ma direi che fino alla fine non ha mai disdegnato di “accalorarsi” per la politica; si fa per dire perché io non lo ricordo mai con toni sopra le righe, appassionato e fermo nel sostenere le sue convinzioni sì .

Gli aneddoti e i ricordi sono tantissimi, perfino troppi per racchiuderli in un breve ricordo o per condividerli con altri e poi ciascuno di quei tanti che l’hanno conosciuto e apprezzato ne avrà altrettanti e sicuramente  memorizzati con un’angolazione diversa e, come me, li conserverà come momenti belli della propria vita.

L’ho salutato in una tristissima mattina assolata presso la camera mortuaria dell’ospedale; era dentro una bara. Tutta una vita di ricordi mi è passata velocemente davanti come un film accelerato, mentre incredulo guardavo quel viso inespressivo che facevo fatica ad accettare. La commozione mi ha preso forte, non ho resistito e me  ne sono andato,

Ciao Beniamino, speriamo di non averti perso per sempre, tu ci credevi poco, io forse un po’ di più, chissà chi avrà ragione questa volta.

mercoledì 14 gennaio 2015

Un pensiero in ricordo di Beniamino Ubaldi

Ricordo ancora il giorno ed anche la notte del mio diciottesimo compleanno.

Lo passai in profonda tristezza; era morto il mio Vescovo, il nostro Vescovo: Il Vescovo del Movimento Studenti Eugubino. Eravamo tanti, era il Movimento, vi partecipavano gli alunni delle scuole medie superiori e, udite, maschi e femmine insieme; uno dei più gravi scandali per quei tempi, soprattutto  per un'associazione che si definiva cattolica ed aveva addirittura due assistenti ecclesiastici. Aveva anche un giornale anzi due: IL BERTOLDO che si occupava ad accumulare querele per la sua satira irriverente; IL BURATTO che, attento al concilio Vaticano II e con l'esuberanza dei suoi giovani redattori, metteva in crisi il tran tran e le "certezze" della Chiesa Eugubina.

Dalla nostra avevamo quel Vescovo così amato dalla città intera e pur appartenendo ad un' altra generazione, per noi era  dei nostri. 

Ciascuno di noi ex movimento studenti, compreso il sottoscritto, ha sicuramente aneddoti da raccontare. Gli volevamo bene tutti per la sua bontà, comprensione, autorevolezza.
Avevamo un Vescovo che ci difendeva dalle "maldicenze" e dalle chiacchiere delle vecchie beghine.

Passai lì, a San Giovanni, la sera e l'intera notte del mio diciottesimo compleanno insieme ai miei amici del Movimento Studenti alternandoci a quattro per turno, non ricordo più di quante ore, con al braccio una fascia di lutto e con il compito di non far avvicinare troppo l'ininterrotta  processione degli Eugubini che rendevano omaggio alla salma.

Sono passati 50 anni, ma credo che il nostro vescovo non ci ha mai abbandonato ed io non l’ho mai dimenticato, anche perché quella strana assonanza, tra cognome e nome, con il nostro patrono me lo ha fatto sempre sentire vicino.


venerdì 12 ottobre 2012


LUMSA UNA OCCASIONE ORMAI  PERSA


Non credo che sia stata solo una questione di soldi ( come si è letto ) se la LUMSA ha preferito ritirarsi da Gubbio  e dirottare  i suoi investimenti su Palermo.
Penso  che ci sia stata anche una poca credibilità nei confronti di una città che forse ha sottovalutato l’opportunità di investire in un progetto di così ampio respiro anche internazionale, che avrebbe ridato a Gubbio, sicuramente adeguata per storia e tradizione, quel respiro e quel passo che da troppi anni è venuto meno.


Si è forse guardato troppo miopicamente agli interessi immediati di bottega, lasciando, lo si può certo immaginare, amaro in bocca e scarsa credibilità in chi, anche per ragioni storico-affettive (chi ha qualche anno ricorda le “famose Peppe”), aveva espresso buone intenzioni per   il rilancio ed il potenziamento della LUMSA nella nostra città.
Non si può mangiare oggi la gallina ed attendersi l’uovo domani!

Certo è che il correre ad offrire un comodato gratuito dei locali dopo aver tentato di fare “la cresta” aumentando la valutazione dell’ufficio tecnico erariale, lascia immaginare che si volesse cogliere l’occasione per raggiungere qualche altro obiettivo, improvvidamente, rischiando di perdere “capra e cavoli” come poi di fatto è avvenuto.


Forse l’obiettivo di far crescere la LUMSA  a Gubbio andava perseguito con più determinazione e coerenza, viste le ricadute economiche, sociali e culturali che il progetto lasciava intravedere.
Non ritengo infine che da parte della LUMSA si sia trattato di un capriccio, né di motivazioni legate agli anni trascorsi, ma semplicemente di una presa d’atto di  poca affidabilità, viste le girandole di proposte che si sono nel tempo avvicendate.